
Tra gli esami di approfondimento che possono essere svolti presso la Falls and Syncope Unit (FASU) del St. James’s Hospital di Dublino rientrano anche i test per la valutazione del sistema nervoso autonomo, indicati nei pazienti con sospetta disautonomia. La batteria di test svolta presso la FASU include:
- Deep Breathing Test (in posizione supina)
- Active Stand Test
- Manovra di Valsalva (in posizione seduta)
- Cold Pressure Test (in posizione seduta)
La valutazione del sistema nervoso autonomo ha inizio con il Deep Breathing Test, eseguito in posizione supina per tre volte consecutive. Per l’analisi viene utilizzata la performance migliore tra le tre eseguite e vengono selezionate la frequenza cardiaca di picco e di valle su un minimo di tre atti respiratori consecutivi, da cui viene calcolata la differenza media (“average heart rate difference”).
Successivamente al paziente viene chiesto di alzarsi in piedi il più rapidamente possibile e viene eseguito l’Active Stand Test, che prevede tre minuti di ortostatismo attivo. La successiva analisi valuta sia la risposta cronotropa sia la risposta pressoria. La risposta cronotropa è definita dal rapporto 30:15 (30:15 ratio), ovvero il rapporto tra l’intervallo R-R più lungo intorno al 30° battito e quello più corto intorno al 15° battito dopo l’assunzione dell’ortostatismo; il rapporto 30:15 è considerato normale se > 1. La risposta pressoria è conservata se si osserva il recupero dei valori pressori basali entro 40 secondi dal cambio posturale.
Al termine dell’Active Stand Test il paziente assume la posizione seduta e viene eseguita la Manovra di Valsalva, ripetuta in genere due volte. Anche in questo caso, l’analisi è volta a valutare le variazioni sia di pressione arteriosa sia di frequenza cardiaca. La risposta cronotropa è rappresentata dal rapporto tra il più lungo intervallo R-R nei primi 30 battiti della IV fase e il più corto tra gli intervalli R-R della III fase (“Valsalva ratio”). La risposta pressoria viene valutata invece in base al tempo di recupero della pressione arteriosa, ovvero il tempo necessario per il recupero dal nadir ai valori pressori basali (in secondi). La manovra di Valsalva viene eseguita in posizione seduta, in quanto questo consente di migliorare la performance del paziente durante l’espirazione forzata e aumenta la probabilità di ottenere una prova correttamente eseguita, anche nei pazienti più anziani.
Una volta terminata la manovra di Valsalva, la valutazione si chiude con il Cold Pressure Test, eseguito immergendo la mano del paziente in una bacinella contenente acqua fredda e ghiaccio. La risposta al test è considerata normale se si ottiene un aumento della pressione arteriosa diastolica > 10 mmHg entro 1 minuto.
La batteria di test eseguita presso la FASU non prevede invece l’Handgrip Test, considerato meno affidabile perché influenzato non solo dalla funzione del sistema nervoso autonomo ma anche da altri indicatori di fragilità, come la forza e la massa muscolare.
Tutti i test vengono svolti con monitoraggio continuo della pressione arteriosa battito-battito e della frequenza cardiaca e vengono refertati secondo le indicazioni e i valori di riferimento forniti dalla Mayo Clinic per le varie fasce di età. La valutazione del sistema nervoso autonomo prevede inoltre un ECG a 12 derivazioni, eseguito generalmente prima dei test, e un monitoraggio pressorio delle 24h, utile al fine di indagare il dipping notturno e l’eventuale presenza di ipertensione clinostatica, soprattutto nei pazienti in terapia con farmaci quali midodrina e fludrocortisone.
La valutazione del sistema nervoso autonomo viene eseguita da un’infermiera, una delle “Nurse Specialist” della FASU, specializzata in cardiologia e con una formazione specifica per la valutazione del sistema nervoso autonomo acquisita presso la Mayo Clinic.
Presso la FASU vengono svolte ogni mese in media 4 sessioni di valutazione del sistema nervoso autonomo, nelle quali sono valutati principalmente soggetti con diabete e pazienti con sospetta disautonomia primitiva nel contesto di patologie neurodegenerative; in questi ultimi i test possono anche essere ripetuti, con lo scopo di valutare l’evoluzione della malattia. I test possono essere svolti in wash-out farmacologico o in corso di trattamento con farmaci vasoattivi quali fludrocortisone o midodrina, in base alle condizioni cliniche del paziente e all’indicazione.
La seconda sessione della “Falls, Frailty, Polypharmacy & Sarcopenia Conference” è stata dedicata alla sarcopenia, frequente nella popolazione geriatrica e noto predittore di outcome avversi quali mortalità e ospedalizzazione. Il protagonista della sessione è stato il Professor Alfonso Cruz Jentoft, geriatra, direttore del dipartimento di geriatria dell’Hospital Universitario Ramón y Cajal di Madrid, ma soprattutto esperto di sarcopenia e membro dello European Working Group on Sarcopenia in Older People (EWGSOP).
Le novità proposte dal documento rispetto alla precedente versione del 2010 cominciano già dalla definizione di sarcopenia. Infatti, il termine sarcopenia viene spesso utilizzato come sinonimo di massa muscolare ridotta, tuttavia questa accezione è estremamente riduttiva e tralascia un concetto importante, ovvero quello di funzione muscolare. Massa e funzione muscolare sono due elementi ben distinti, seppur tra loro correlati (“muscle mass is not muscle mass function”); infatti, la misura della massa muscolare non ha lo stesso valore predittivo e prognostico di una misura della funzione muscolare.
Per quanto riguarda la nutrizione, è opportuno ricordare che con l’età si verifica una riduzione del turnover della massa muscolare principalmente imputabile alla riduzione dell’apporto proteico, spesso inferiore a quello raccomandato (0.8 g/kg/die). Per questo motivo le linee guida internazionali sulla sarcopenia consigliano di considerare una supplementazione proteica o almeno una dieta ricca di proteine nell’anziano a rischio o con sarcopenia. Anche in questo contesto è utile inoltre l’esercizio fisico, che favorisce l’utilizzo delle proteine da parte del muscolo. Negli ultimi anni molti studi hanno indagato l’influenza della vitamina D sulla massa muscolare, in alcuni casi mostrando effetti positivi; tuttavia, le linee guida ritengono che non ci siano evidenze sufficienti per raccomandare la somministrazione di vitamina D in questi pazienti. Infine, alcuni dati recenti mostrano un miglioramento della massa (valutata con RM) e forza/funzione muscolare in anziani sedentari trattati con con supplementi di n-3 PUFA.









