Falls, Frailty, Polypharmacy & Sarcopenia Conference

Lo scorso 1 febbraio si è svolta a Dublino la “Falls, Frailty, Polypharmacy & Sarcopenia Conference”, un evento di formazione e aggiornamento su alcune delle principali sindromi geriatriche, organizzato presso il Mercer’s Institute for Successful Ageing (MISA) del St. James’s Hospital.

La conferenza è stata occasione di discussione e di confronto per le varie figure professionali che operano in ambito geriatrico, quali medici, infermieri e fisioterapisti. Lo scopo principale era quello di individuare strumenti e strategie di prevenzione e di trattamento, utili a migliorare la gestione di queste problematiche nella pratica clinica giornaliera.

L’evento ha visto la partecipazione di professionisti del St. James’s Hospital, ma anche di esperti di profilo internazionale, come il Professor Tahir Masud, professore di geriatria presso l’Università di Nottingham e presidente eletto della British Geriatrics Society, e il Professor Alfonso Cruz Jentoft, direttore del dipartimento di Geriatria dell’Hospital Universitario Ramón y Cajal di Madrid e membro dello European Working Group on Sarcopenia in Older People (EWGSOP).

Di seguito e nei prossimi report una sintesi di alcuni interventi proposti durante la conferenza.

La fragilità (I sessione)

La Falls, Frailty, Polypharmacy & Sarcopenia Conference si è aperta con una prima sessione dedicata alla Fragilità, introdotta dal Prof. Roman Romero-Ortuno, professore del Trinity College di Dublino e medico della Falls and Syncope Unit del St James’s Hospital. Il Prof. Romero-Ortuno ha proposto una breve revisione della letteratura più recente, focalizzata in particolare sugli strumenti di misura della fragilità e sul suo impatto prognostico.

La letteratura mette a nostra disposizione numerosi strumenti per la misura della fragilità, tra i quali ricordiamo soprattutto la Clinical Frailty Scale (in figura) e il Frailty Index come i più utilizzati. Ognuno di questi strumenti presenta però dei limiti e probabilmente nessuno di questi è davvero completo ed esaustivo. Infatti, la fragilità è una sindrome, e quindi un’entità complessa, ed è una condizione dinamica, che può variare notevolmente in relazione all’esposizione ai diversi “stress”. Per questi motivi, è estremamente improbabile che gli strumenti attualmente disponibili siano in grado di misurare correttamente la fragilità cogliendone a pieno la complessità e la variabilità.

Ciò non toglie che ogni sforzo deve essere fatto per identificare la fragilità nei vari setting di cura e di assistenza di ambito geriatrico. E’ noto infatti che la fragilità si associa ad outcome clinici sfavorevoli, quali mortalità, ospedalizzazione e disabilità. La valutazione della fragilità nella pratica clinica rappresenta quindi un passaggio obbligato, per poter individuare quei pazienti in cui è necessario attuare interventi finalizzati a contrastare la fragilità e prevenirne le conseguenze sfavorevoli. Le strategie di intervento rivolte al paziente fragile dovranno essere, come la fragilità stessa, multifattoriali e indirizzate a correggere e contrastare i determinanti della fragilità nelle varie aree del vivere quotidiano, tra cui la sfera sociale, l’attività fisica e la nutrizione.

Tra i setting assistenziali che più spesso accolgono pazienti anziani fragili rientra sicuramente il Pronto Soccorso, dove la ricerca e la gestione della fragilità dovrebbero diventare procedure di routine. Infatti, circa il 5-35% degli accessi in Pronto Soccorso è rappresentato da pazienti anziani e fragili e anche in questo contesto la fragilità si conferma essere un fattore prognostico sfavorevole, in quanto predittore di outcome avversi come il declino funzionale e la riammissione in Pronto Soccorso. E’ chiaro quindi che la fragilità dovrebbe essere indagata in Pronto Soccorso, al pari del motivo di accesso.

Ma cosa succede nella reale pratica clinica? Purtroppo, la fragilità viene indagata in non più del 50% dei pazienti, nonostante i vari strumenti disponibili richiedano soltanto pochi minuti. Inoltre, la presenza di eventi acuti concomitanti rende più difficile l’identificazione della fragilità, che spesso non riceve quindi la dovuta attenzione. A fronte di queste difficoltà, è stato proposto l’impiego semplici misure di performance fisica, come l’handgrip, il Time-Up-and-Go o la velocità del cammino, che correlano con la fragilità e sono predittive di outcome avversi ad essa correlata. Anche questi strumenti presentano però dei limiti. Ne abbiamo un chiaro esempio se pensiamo alla velocità del cammino nel paziente con decadimento cognitivo e wandering, che spesso si muove assai velocemente: infatti, se da un lato la velocità del cammino rappresenta un indiscusso indicatore di fragilità, appare chiaro come in questo caso non sia in grado coglierla e definirla a pieno.

Alcune risposte a queste criticità vengono proposte in un documento pubblicato di recente (Theou et al. 2018), che pone particolare attenzione alle modalità di rilevazione della fragilità di Pronto Soccorso e alle successive strategie di intervento. Per lo screening della fragilità, il documento suggerisce l’impiego della Clinical Frailty Scale, di breve durata e di facile utilizzo in questo setting. Per quanto riguarda invece gli interventi, secondo il documento il paziente identificato come fragile in Pronto Soccorso dovrebbe ricevere un inquadramento multidisciplinare, comprensivo di una revisione della terapia e di uno screening delle principali sindromi geriatriche.

Bibliografia

Theou O, Campbell S, Malone ML, Rockwood K. Older Adults in the Emergency Department with Frailty. Clin Geriatr Med. 2018 Aug;34(3):369-386.

Elliott A, Phelps K, Regen E, Conroy SP. Identifying frailty in the Emergency Department-feasibility study. Age Ageing. 2017 Sep 1;46(5):840-845.

Rockwood K, Song X, MacKnight C, et al. A global clinical measure of fitness and frailty in elderly people. CMAJ. 2005 Aug 30;173(5):489-95.